Celiachia e sensibilità al glutine, 1 persona su 100 ne soffre in Italia

Celiachia e sensibilità al glutine

Sempre più persone soffrono di celiachia o sensibilità al glutine, andiamo a capire quali sono le cause.Una teoria sull’origine delle allergie ipotizza che queste si sviluppino durante la digestione nell’intestino tenue. Quando non riusciamo a scomporre una proteina in tutti i suoi amminoacidi, ne rimangono minuscoli frammenti, che in genere non vengono assorbiti dal sangue.

Ma le cose meno appariscenti riservano grandi sorprese. Si pensi, per esempio, alla linfa: I frammenti potrebbero finirvi dentro racchiusi goccioline di grasso ed essere intercettati dalle attente cellule immunitarie. Queste ultime potrebbero individuare – poniamo – un pezzetto di arachide e aggredire prontamente il corpo estraneo.

Quando lo troveranno di nuovo, saranno meglio preparate e potranno attaccarlo con più decisione; a un certo punto, basterà mettere in bocca l’arachide perché le cellule immunitarie, debitamente informate, imbraccino i loro mitra. Ne deriveranno reazioni allergiche sempre più forti, come per esempio estremi gonfiori del viso e della lingua.

Una simile spiegazione è compatibile con allergie provocate soprattutto da alimenti grassi e al tempo stesso ricchi di proteine, come il latte, le uova e soprattutto le arachidi. Il fatto che quasi nessuno sia allergico allo speck si spiega facilmente. Anche noi siamo fatti di carne e di norma la digeriamo bene.

Celiachia e sensibilità al glutine 

Lo sviluppo dell’allergia attraverso l’intestino tenue non può essere provocato solo dai grassi. Allergeni come crostacei, pollini o glutine non sono bombe caloriche di per sé, e le persone che assumono molti grassi non sono necessariamente più allergiche di altre. Un’ulteriore teoria sulla comparsa di allergie  la seguente: può capitare che la parete intestinale sia temporaneamente distratta e permette a dei rimasugli di cibo di finire nel tessuto intestinale e nel sangue. Gli scienziati lo ipotizzano soprattutto in caso di allergia al glutine, un miscuglio proteico che si trova in cereali come il grano.

Non è che i cereali siano contenti di farsi mangiare da noi. In realtà, le piante desiderano moltiplicarsi, mentre noi in pratica divoriamo la loro prole. Invece di farci delle scenate, avvelenano un pochino i loro semi. E’ molto meno drammatico di quel potrebbe apparire a prima vista: il fatto che mangiamo qualche chicco di grano non costituisce un problema per nessuno; al contrario, garantisce la nostra sopravvivenza e anche quella delle piante.

Più queste si sentono in pericolo, più avvelenano i propri semi. Il grano è molto preoccupato, perché i suoi semi hanno pochissimo tempo per crescere e moltiplicarsi. Non può andare storto nulla. Negli insetti il glutine blocca un importante enzima della digestione. Per esempio, un’insolente cavalletta mangia un po’ troppa erba di grano e le rimane sullo stomaco: il fatto che smetta di ingozzarsi è un bene per entrambe le parti.

Nell’intestino umano il glutine può attraversare le cellule intestinali senza essere stato del tutto digerito e da lì compromettere la coesione fra le cellule e far sì che le proteine del grano finiscano in zone che non competono loro, suscitando sgradevoli reazioni da parte del sistema immunitario. Una persona su cento presenta un’intolleranza al glutine (celiachia), ma molte di più sono semplicemente sensibili a questa sostanza!

Nei celiaci la masticazione del grano può scatenare forti infiammazioni capaci di distruggere i villi intestinali o addirittura indebolire il sistema nervoso. I pazienti lamentano dolori intestinali e diarrea, da bambini hanno problemi di crescita o sono molto pallidi d’inverso. L’aspetto insidioso della malattia è che si presenta a diversi livelli di gravità. In caso di infiammazioni minori, spesso si va avanti per anni senza accorgersi di nulla. Ogni tanto si soffre di mal di pancia ed eventualmente anche di anemia, cosa che il medico di base potrebbe accorgersi solo per caso. 

Al momento, la migliore terapia per la celiachia o sensibilità al glutine è la rinuncia totale al grano e simili. 

In caso di sensibilità al glutine, è possibile mangiare il grano senza subire gravi danni all’intestino tenue, ma non si deve esagerare. Un po’ come nel caso della cavalletta. Molte persone si accorgono però che dopo aver evitato il glutine per una o due settimane si sentono meglio. D’un tratto, hanno meno problemi di digestione e di flatulenza, meno dolori alla testa o alle articolazioni.

Alcuni si riescono a concentrare meglio, oppure hanno meno episodi di stanchezza o spossatezza. La ricerca sulla sensibilità al glutine è molto recente. Per il momento, la diagnosi si può riassumere come segue: i disturbi si attenuano con un’alimentazione priva di glutine anche se l’esame per la celiachia è risultato negativo. I villi intestinali non sono né infiammati né distrutti, forse però il sistema immunitario reagisce male a causa dell’assunzione di un numero eccessivo di panini.

La permissività dell’intestino può essere un fenomeno passeggero: per esempio, dopo aver assunto antibiotici o bevuto troppo alcol on in periodi di stress. Chi risulta sensibile al glutine per questi motivi può addirittura manifestare sintomi simili a quelli di una vera intolleranza. In questi casi, conviene rinunciare al glutine per un certo periodo.

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