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Che cosa è la Caffeina?

La caffeina è uno stimolante presente soprattutto nel caffé, ma anche in altre sostanze comunemente reperibili (tè, cioccolato, coca cola, ecc).

Appartiene al gruppo delle metilxantine (come la teofillina e la teobromina) ed è farmacologicamente attiva con effetti simili, seppure più blandi, a quelli delle amfetamine. E’ pertanto in grado di aumentare la concentrazione e di ridurre la sensazione di affaticamento. In concomitanza con assunzione di FANS, ne amplifica l’effetto analgesico.

Essendo veicolata sia in ambienti lipidici che nell’acqua, raggiunge il cervello per diffusione attraverso i tessuti. La sua azione eccitante è tanto più forte quanto meno si abusa di sostanze che la contengono nell’ambito della vita quotidiana. In altri termini con l’uso continuato subentra una sorta di assuefazione che limita i benefici derivanti, ad esempio in ambito sportivo.

Dosi eccessive di caffeina sono considerate al pari del doping dal Comitato Olimpico Internazionale, pertanto ritenuta sostanza vietata. Mediante, una tazza di caffè, può contenere da 40 mg sino a 150 mg di caffeina. Si stima che siano sufficienti 85 mg per iniziare ad avere effetti sul sistema nervoso centrale. Effetti che variano dal miglioramento della vigilanza ad un rilassamento della muscolature liscia.

E’ da sottolineare anche che, al crescere del dosaggio, crescono i benefici solo sino ad un certo punto. Superata tale soglia di effetti negativi sono tali da inibire le interferenze della sostanza sulla performance.

Un abuso di caffeina può facilmente portare a disturbi gastrici, ansia, delirio sino alla comparsa di allucinazioni, emicrania, tremore, ipertensione ed aritmie cardiache.

Vari studi evidenziano come un grammo di caffeina costituisca per moltissimi individui il limite massimo di tollerabilità, oltre il quale, gli effetti negativi superano gli effetti positivi.

Una assunzione adeguata è in grado di stimolare il rilascio di adrenalina ed anche di favorire l‘utilizzo degli acidi grassi come sostanza energetica, limitando quindi il calo di glicogeno muscolare.

I tempi necessari alla caffeina per stimolare l’uso di acidi grassi per scopi energetici è nell’ordine di alcune ore. Raggiunge il suo picco nella concentrazione ematica circa un’ora dopo l’assunzione ed ha un’emivita di circa 4 ore. Ma è reperibile nel plasma in tempi molto più rapidi, basterebbero 5 minuti dopo l’assunzione per rilevarla in quantità cospicue.

Quantitativi prossimi ai 350 mg (circa 3 tazzine di caffè) assunti un’ora prima dell’attività sportiva, sarebbero in grado di migliorare la resistenza in prestazioni di media durata, consentendo pertanto una maggior durata dell’attività fisica. Inoltre la stessa attività fisica è in grado di rallentare il processo di eliminazione della caffeina.

Ma, ancora una volta, è da evidenziare una eccezione. Nel caso in cui si dia corso ad un carico glucidico pre-gara, l’intervento della caffeina per ridurre il consumo di glicogeno sarà estremamente limitato.

Da un punto di vista muscolare la caffeina sarebbe in grado di favorire la liberazione di calcio, migliorando così la performance in termini di forza muscolare

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